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Come il dito di Galileo è finito in un museo

21 min97 affermazioni · 33 fontiNarrato in inglese, con sottotitoli in italiano.

Come il dito di Galileo è finito in un museoIl video arriva presto.

In una teca di vetro, a Firenze, un dito punta verso il soffitto. È di Galileo, tagliato dalla sua mano 95 anni dopo la sua morte. Come fa un uomo condannato dalla Chiesa a finire conservato come reliquia?

Questa è tutta la storia: il figlio pisano di un musicista, il cannocchiale che gli mostrò le lune di Giove nel 1610, l'amico diventato papa Urbano VIII, il processo del 1633, gli arresti domiciliari ad Arcetri, il sepolcro senza tomba, e la notte del 12 marzo 1737, quando i suoi ammiratori lo portarono attraverso Santa Croce fino a una nuova tomba e si portarono a casa pezzi di lui. Lungo la strada: quali delle storie famose su di lui sono vere, e quali furono scritte dall'uomo che ne custodì la memoria.

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0:00Un dito in una teca di vetro

  1. 0:06anche a 0:11, 17:24, 20:47

    In una teca di vetro, a Firenze, un dito punta verso il soffitto.

    Il dito sta ritto in una teca di vetro, su una base di marmo alta circa 45 cm che reca incisa un'iscrizione latina dell'astronomo Tommaso Perelli sul dito che indicò nuovi mondi nel cielo.

  2. 0:06Controversoanche a 0:16, 17:19

    In una teca di vetro, a Firenze, un dito punta verso il soffitto.

    Il dito esposto al Museo Galileo è il medio della mano destra di Galileo, prelevato dall'antiquario Anton Francesco Gori.

  3. 0:16anche a 17:31

    È di Galileo, e per il museo che lo conserva lui è il santo laico della scienza.

    Il museo stesso presenta le reliquie come espressione del culto di Galileo quale «eroe e martire della scienza», «il santo laico della scienza».

  4. 0:22anche a 0:54, 10:08, 10:15

    Come fa un uomo condannato dalla Chiesa a finire conservato come reliquia?

    Il 22 giugno 1633, in Santa Maria sopra Minerva a Roma, Galileo fu giudicato «veementemente sospetto di eresia» e costretto ad abiurare in ginocchio; la condanna al carcere gli fu commutata negli arresti domiciliari, dal dicembre 1633 nella sua villa ad Arcetri.

  5. 0:28anche a 0:38, 14:30, 14:35

    Quando morì, non ci fu nessuna tomba.

    Il granduca Ferdinando II cedette: la tomba e il funerale pubblico furono accantonati. Galileo rimase dove era stato collocato, una stanzina attigua alla cappella dei novizi in Santa Croce, sotto il campanile, inizialmente senza nemmeno un epitaffio.

  6. 0:28anche a 0:47, 13:10, 13:17

    Quando morì, non ci fu nessuna tomba.

    Galileo morì nella sua villa ad Arcetri nella notte dell'8 gennaio 1642; al suo capezzale c'erano il figlio Vincenzo, Evangelista Torricelli e il giovane Vincenzo Viviani.

  7. Quasi un secolo dopo, i suoi ammiratori lo portarono di notte attraverso Santa Croce, e si portarono a casa pezzi di lui.

    Nella notte del 12 marzo 1737, alla presenza del clero, dei professori di Firenze e di Pisa e di uomini di cultura da tutta Italia, i resti di Galileo furono portati nel nuovo monumento all'interno della basilica, e accanto a essi quelli di Viviani.

  8. 0:30anche a 17:16

    Quasi un secolo dopo, i suoi ammiratori lo portarono di notte attraverso Santa Croce, e si portarono a casa pezzi di lui.

    Mentre la bara era aperta, nel 1737, alcuni dei presenti asportarono parti del corpo: tre dita della mano destra (pollice, indice e medio), la quinta vertebra e un dente.

  9. Quasi un secolo dopo, i suoi ammiratori lo portarono di notte attraverso Santa Croce, e si portarono a casa pezzi di lui.

    Durante la ricognizione del corpo, il canonico Giovanni Vincenzo Capponi chiese al naturalista Giovanni Targioni Tozzetti il coltello che questi aveva per caso in tasca, tagliò il pollice e l'indice della mano destra di Galileo e li portò a casa come reliquie, «perché con essi Galileo aveva scritto tante belle cose». Targioni Tozzetti, toccando la fronte del morto, rispose che avrebbe preferito avere ciò che c'era dentro il cranio.

  10. 0:38anche a 0:44, 13:22, 13:41

    Il giorno dopo la sua morte, i frati misero il suo corpo in una stanzina sotto un campanile.

    Il giorno dopo la morte, il corpo di Galileo fu portato privatamente a Santa Croce, a Firenze, e collocato «in deposito» nel campanile del noviziato dei frati, in attesa di una tomba vera e propria.

  11. 0:44anche a 13:29, 13:41

    Lì doveva attendere una tomba vera e propria.

    A pochi giorni dalla morte, a Firenze si parlava di una tomba sontuosa che il granduca avrebbe fatto erigere a Galileo in Santa Croce, di fronte a quella di Michelangelo, e il nunzio ne riferì a Roma.

  12. 0:54anche a 4:00, 4:03, 4:10, 4:25, 4:30

    Ciò che vide, ciò che sostenne, ciò per cui fu condannato, e il giovane che ne custodì la memoria, e le diede forma.

    Puntando il cannocchiale verso il cielo, Galileo vide che la Luna ha montagne e valli, che le chiazze della Via Lattea sono folle di stelle e che Giove ha quattro lune; affidò in fretta queste scoperte alla stampa nel Sidereus Nuncius, nel marzo 1610.

  13. Ciò che vide, ciò che sostenne, ciò per cui fu condannato, e il giovane che ne custodì la memoria, e le diede forma.

    Vincenzo Viviani arrivò presso Galileo nel 1639 come assistente, ancora adolescente, rimase con lui fino alla sua morte e nel 1654 scrisse la prima biografia, il Racconto istorico.

  14. 1:03anche a 1:08, 1:24

    Tutto comincia a Pisa, nel 1564, con il figlio di un musicista.

    Galileo nacque a Pisa il 15 febbraio 1564. Suo padre Vincenzo era musicista di corte, compositore e teorico della musica, di modeste condizioni economiche; la famiglia si trasferì a Firenze nel 1572.

1:15Il figlio del musicista

  1. Il primo biografo di Galileo diede risalto alla data di nascita. Cadeva, osservò, tre giorni prima della morte di Michelangelo a Roma.

    La biografia di Viviani diede risalto al fatto che Galileo fosse nato tre giorni prima della morte di Michelangelo (18 febbraio 1564): è il germe della leggenda successiva secondo cui l'uno nacque il giorno in cui l'altro morì.

  2. 1:24anche a 1:31

    La famiglia si trasferì a Firenze quando lui aveva otto anni. A 16 anni fu rimandato a Pisa a studiare medicina.

    Nel 1580 Galileo si iscrisse a Pisa per laurearsi in medicina, non completò mai gli studi e studiò invece matematica.

  3. 1:35anche a 1:47, 14:53

    Nel Duomo, il giovane studente osserva una lampada sospesa che oscilla, e ne misura i tempi con il proprio polso. Oscillazioni ampie e piccole, si racconta, durano lo stesso tempo.

    La storia secondo cui il giovane Galileo scoprì la regolarità delle oscillazioni del pendolo osservando una lampada nel Duomo di Pisa viene da Viviani; la celebre lampada di bronzo che vi si mostra oggi non può essere quella, perché fu realizzata solo nel 1587.

  4. 1:57anche a 2:32, 2:40

    Nel 1589 era di nuovo a Pisa, ora come lettore di matematica.

    Nel 1589 divenne lettore di matematica a Pisa e nel 1592 ottenne la cattedra di matematica a Padova, nella Repubblica di Venezia, con uno stipendio molto più alto; arrotondava le entrate con strumenti fabbricati in una bottega domestica, con lezioni private e consulenze.

  5. 2:02anche a 2:07, 2:16, 14:53

    Aristotele aveva insegnato che un corpo più pesante cade più in fretta di uno più leggero.

    Viviani è l'unica fonte della storia secondo cui Galileo lasciò cadere dei pesi dalla Torre pendente di Pisa davanti ai professori e agli studenti; la maggior parte degli storici della scienza dubita che sia andata come si racconta.

  6. Ciò che Galileo stesso descrive è una prova con una palla di cannone e una palla di moschetto. Secondo la regola di Aristotele, la palla pesante avrebbe dovuto toccare terra con largo anticipo. Arrivò appena un soffio prima di quella leggera.

    Nei propri libri Galileo sostiene, sulla base di esperimenti mentali, che pesi disuguali cadono insieme, e riferisce una prova reale con una palla di cannone e una palla di moschetto in cui le due non toccarono terra proprio insieme.

  7. 2:47anche a 5:06

    Con la sua compagna a Padova ebbe tre figli. La maggiore, Virginia, nacque nel 1600.

    A Padova Galileo ebbe tre figli da Marina Gamba, che non sposò mai: Virginia (1600), Livia (1601) e Vincenzo (1606). Quando si trasferì a Firenze, le figlie andarono con lui e furono poste nel convento di San Matteo ad Arcetri.

  8. 2:54anche a 6:03, 6:10

    E in privato aveva già confidato all'astronomo tedesco Giovanni Keplero di credere a Copernico. Il Sole sta al centro, e la Terra gli gira intorno.

    Nelle Lettere sulle macchie solari (1613) Galileo dimostrò che le macchie si trovano sulla superficie del Sole e che il Sole ruota; era la prima volta che si schierava apertamente a stampa con Copernico, anche se già nel 1597 aveva confidato in privato a Keplero di credergli.

3:05Il cannocchiale

  1. 3:05anche a 3:14, 3:22

    Nell'estate del 1609, a Venezia, sentì parlare di un'invenzione olandese: un tubo che faceva sembrare più vicine le cose lontane.

    Durante un soggiorno a Venezia nel luglio 1609 Galileo sentì parlare del cannocchiale olandese; ne ricavò il principio senza averne mai maneggiato uno e, mentre gli strumenti olandesi ingrandivano due o tre volte, ne costruì presto uno che ingrandiva circa venti volte.

  2. Nel giro di pochi mesi ne aveva uno che ingrandiva circa 20 volte, e poi circa 30.

    Galileo costruì il suo cannocchiale dopo aver sentito parlare di uno olandese: il primo ingrandiva circa tre volte, un secondo circa otto e il terzo circa trenta volte, ciò che egli descrisse come «quasi mille volte» più grande (in superficie).

  3. 3:30anche a 3:40, 3:57

    Donò lo strumento al doge di Venezia. Pochi giorni dopo, il Senato fece della sua cattedra a Padova un incarico a vita, a 1000 fiorini l'anno.

    Galileo donò il cannocchiale al doge e, nel giro di pochi giorni, il Senato di Venezia gli rinnovò a vita la cattedra di Padova a 1000 fiorini l'anno, quasi il doppio del suo stipendio.

  4. 3:43Controversoanche a 3:53

    Una lettera a suo nome aggiunge la scena che tutti ricordano. Anziani senatori salgono e risalgono sui campanili della città, per avvistare le navi con due ore d'anticipo.

    Nell'agosto 1609 Galileo mostrò il suo cannocchiale ai governanti di Venezia. Una lettera a suo nome racconta che anziani senatori salirono più e più volte sui campanili più alti della città per avvistare le navi in mare due ore prima che si potessero vedere senza il cannocchiale; Favaro, che ne curò l'edizione, dubitava seriamente che la lettera fosse autentica.

  5. Poi, nel gennaio 1610, vide delle piccole stelle allineate accanto a Giove. Notte dopo notte si spostavano, ma restavano con il pianeta.

    Galileo vide per la prima volta le lune di Giove il 7 gennaio 1610 e le seguì notte dopo notte.

  6. A marzo riversò in fretta tutto in un breve libro, il Sidereus Nuncius. Più tardi, quello stesso anno, Saturno lo lasciò perplesso. Stava vedendo i suoi anelli, senza sapere che cosa fossero.

    Più avanti nel 1610 Galileo vide che l'aspetto di Saturno cambiava; stava vedendo gli anelli, anche se non li capiva.

  7. 4:41anche a 20:52

    La lente attraverso cui vide le lune esiste ancora, incrinata, a Firenze. Si trova nella stessa sala del suo dito.

    La lente obiettiva del cannocchiale con cui Galileo vide per la prima volta le lune di Giove, nel gennaio 1610, si conserva, incrinata, al Museo Galileo di Firenze, insieme agli unici due suoi cannocchiali giunti fino a noi.

  8. 4:49anche a 4:56, 16:40

    Chiamò le lune stelle medicee, dalla famiglia che governava Firenze, e mandò il libro ai Medici.

    Galileo chiamò le lune di Giove «stelle medicee», dalla famiglia che governava la Toscana, e nel 1610 ottenne la carica di matematico primario e filosofo del Granduca, tornando a vivere a Firenze.

  9. 5:20anche a 5:30, 5:58

    Verso la fine di quell'anno, Venere cominciò a cambiare forma. Mostrava delle fasi, come una piccola luna: una falce, poi un mezzo disco, poi un disco pieno.

    Verso la fine del 1610 Galileo osservò che Venere mostra fasi come la Luna, il che significa che gira intorno al Sole: il sistema di Tolomeo non può produrle.

  10. 5:39anche a 5:48, 5:58

    Ma c'era un terzo sistema, quello di Tycho Brahe. La Terra resta immobile al centro, il Sole le gira intorno, e i pianeti girano intorno al Sole.

    Il sistema di Tycho Brahe manteneva la Terra al centro, con i pianeti che giravano intorno al Sole; dà le stesse posizioni relative dei corpi di quello di Copernico, quindi si accorda anche con le fasi di Venere.

    Ricavato da altre affermazioni: le fasi mostrano che Venere gira intorno al Sole; nel sistema di Tycho Venere gira intorno al Sole (Berry §105)

  11. E se la Terra si muoveva davvero, le stelle avrebbero dovuto apparire un poco spostate nel corso dell'anno. Nessuno riusciva a vederle spostarsi.

    Il copernicanesimo prevedeva uno spostamento annuo nella posizione delle stelle (la parallasse); perfino Tycho, il miglior osservatore prima del cannocchiale, non riuscì a trovarne alcuno.

6:03L'amico a Roma

  1. 6:16anche a 19:11

    I teologi risposero con la Scrittura: nella Bibbia, Giosuè ordina al Sole di fermarsi, dunque a muoversi dev'essere il Sole. Galileo replicò che la Scrittura non può errare, ma i suoi interpreti sì.

    Per difendere Copernico dalle obiezioni teologiche, Galileo scrisse la Lettera a Castelli (1613) e la sua versione ampliata, la Lettera alla granduchessa Cristina (1615): la Scrittura non può errare, ma i suoi interpreti sì.

  2. I teologi risposero con la Scrittura: nella Bibbia, Giosuè ordina al Sole di fermarsi, dunque a muoversi dev'essere il Sole. Galileo replicò che la Scrittura non può errare, ma i suoi interpreti sì.

    Gli avversari di Galileo opponevano la Bibbia al moto della Terra con il decimo capitolo del libro di Giosuè, in cui Giosuè ordina al Sole di fermarsi; la Lettera a Castelli (1613) di Galileo rispondeva a quel passo.

  3. Nel marzo 1616 l'Indice dei libri proibiti sospese il libro di Copernico finché non fosse corretto.

    Nel 1616 il libro di Copernico fu sospeso «finché non fosse corretto»; le correzioni uscirono nel 1620, eppure il libro rimase nell'Indice fino al 1835.

  4. 6:38Controversoanche a 6:45, 6:54, 9:36, 10:23

    Il cardinale Roberto Bellarmino convocò Galileo e lo ammonì a non tenere né difendere quella dottrina.

    Nel 1616 il cardinale Bellarmino ammonì Galileo a non tenere né difendere la dottrina copernicana; è controverso se gli sia stato impartito anche un precetto formale più severo, di «non tenerla, insegnarla né difenderla in qualsivoglia modo».

  5. 7:03anche a 7:10, 7:16

    Nel 1623, nel Saggiatore, liquidò le comete come giochi di luce nell'aria.

    Nel Saggiatore (1623) Galileo sbagliò sulle comete: mise in ridicolo l'idea che fossero corpi celesti e sostenne che fossero effetti ottici nell'atmosfera, respingendo ciò che Tycho aveva dimostrato, la miglior prova anteriore al cannocchiale contro le antiche sfere. Lo stesso libro afferma che il libro della natura è scritto in lingua matematica.

  6. 7:21anche a 7:36, 10:05

    Quello stesso anno, un amico divenne papa.

    Nel 1623 il cardinale Maffeo Barberini, sostenitore e amico di Galileo, fu eletto papa con il nome di Urbano VIII, e Galileo si sentì libero di cominciare il Dialogo.

  7. Il cardinale Maffeo Barberini scriveva da anni a Galileo lettere piene di ammirazione. Nel 1620 gli aveva perfino mandato dei versi in lode delle sue scoperte, come prova del suo affetto.

    Molto prima di diventare papa, il cardinale Maffeo Barberini scrisse a Galileo lettere piene di ammirazione, e nel 1620 gli mandò dei versi da lui composti in lode delle scoperte di Galileo, «come prova del mio affetto».

  8. 7:48anche a 8:04, 8:15

    Il libro aveva bisogno di una prova che la Terra si muove. Galileo credeva di averla: il mare.

    Nella quarta giornata del Dialogo, Galileo sostiene che, se la Terra stesse ferma, le maree non potrebbero prodursi naturalmente, e che, una volta attribuiti alla Terra i due moti copernicani, i mari devono avere flusso e reflusso.

  9. Pensate a un barcone che trasporta acqua dolce attraverso la laguna fino a Venezia. Quando rallenta, l'acqua corre in avanti e si accumula a prua.

    Il modello di Galileo stesso erano i barconi che trasportavano acqua dolce attraverso la laguna da Lizza Fusina a Venezia: quando un barcone del genere viene rallentato, l'acqua conserva la sua velocità, corre in avanti e si alza a prua.

  10. La Terra ruota su se stessa e insieme gira intorno al Sole. Galileo sosteneva che i due moti accelerano e rallentano ogni luogo, una volta al giorno, facendo sciabordare i mari.

    Il meccanismo: un punto della superficie terrestre si muove con la rotazione quotidiana della Terra e con la sua orbita annua; sul lato notturno i due moti si sommano e sul lato diurno si oppongono, sicché ogni parte della superficie è più veloce a mezzanotte e più lenta a mezzogiorno, accelerando e rallentando una volta al giorno, e i mari sciabordano nei loro bacini.

  11. 8:18anche a 8:34

    Il guaio era che la sua teoria dava un'alta marea al giorno, e invece sono due. La seconda la liquidò come l'oscillazione propria dell'acqua nel suo bacino.

    La teoria dà una marea al giorno, mentre se ne osservano due; Galileo lo sapeva e spiegò la seconda marea come l'oscillazione avanti e indietro propria dell'acqua nel suo bacino.

  12. E lasciava fuori la Luna. Keplero pensava che la Luna attirasse l'acqua; Galileo chiamò quell'idea una fanciullaggine.

    Galileo escluse la Luna come causa delle maree e criticò in particolare Keplero per aver creduto nel dominio della Luna sull'acqua, in proprietà occulte e in «simili fanciullezze».

  13. La prova in cui più credeva era sbagliata.

    Nella teoria della gravitazione di Newton, il termine che più si avvicina al meccanismo di Galileo è esattamente annullato da un altro termine, per cui l'effetto su cui Galileo contava non produce alcuna marea.

  14. Voleva intitolare il libro Del flusso e reflusso del mare. Il censore del papa rispose che il papa desiderava che né il titolo né l'argomento fossero le maree.

    Il libro che Galileo portò a Roma aveva il titolo «De fluxu et refluxu maris» (Del flusso e reflusso del mare); nel maggio 1631 il censore del papa scrisse che era desiderio del papa che né il titolo né l'argomento fossero le maree, ma solo una trattazione matematica della posizione copernicana.

  15. 8:48anche a 9:10, 9:17

    Il Dialogo uscì a Firenze nel febbraio 1632.

    Entro il febbraio 1632 il Dialogo era stato stampato a Firenze; poco dopo l'Inquisizione ne bloccò la vendita e ordinò a Galileo di presentarsi a Roma per il processo.

  16. La prefazione chiama l'argomento delle maree una fantasia ingegnosa. Il libro è una conversazione, e l'ultima parola spetta a Simplicio, l'ottuso difensore della vecchia concezione, il cui nome suona come «sempliciotto». Avanza un argomento che il papa in persona aveva esposto a Galileo.

    La prefazione del Dialogo, il testo che i censori avevano preteso, presenta la teoria delle maree come «una fantasia ingegnosa» e il copernicanesimo solo come un'ipotesi matematica; fu probabilmente scritta in parte dal censore e dal papa.

  17. 8:52anche a 9:10

    La prefazione chiama l'argomento delle maree una fantasia ingegnosa. Il libro è una conversazione, e l'ultima parola spetta a Simplicio, l'ottuso difensore della vecchia concezione, il cui nome suona come «sempliciotto». Avanza un argomento che il papa in persona aveva esposto a Galileo.

    Il Dialogo si chiude con Simplicio che avanza un argomento che papa Urbano VIII aveva esposto a Galileo: Dio avrebbe potuto far muovere i mari in modi che non possiamo immaginare, quindi nessuno dovrebbe sostenere che le maree provino che la Terra si muove.

  18. La prefazione chiama l'argomento delle maree una fantasia ingegnosa. Il libro è una conversazione, e l'ultima parola spetta a Simplicio, l'ottuso difensore della vecchia concezione, il cui nome suona come «sempliciotto». Avanza un argomento che il papa in persona aveva esposto a Galileo.

    Il Dialogo è una conversazione tra personaggi; il difensore del sistema di Tolomeo si chiama Simplicio, un nome che suona come «sempliciotto», e al papa fu fatto credere che Simplicio rappresentasse lui.

9:21Il processo

  1. 9:21anche a 9:27, 10:23

    A Roma, una commissione nominata dal papa lesse il libro e formulò le accuse.

    La relazione del 1632 della commissione speciale papale sul Dialogo indicava due capi d'accusa principali: che Galileo aveva affermato il moto della Terra in modo assoluto, e che aveva attribuito erroneamente le maree al moto della Terra e alla stabilità del Sole. Un terzo era che aveva taciuto l'ordine del 1616.

  2. Cercò di spiegarsi. Rileggendo il libro, disse all'Inquisizione, due dei suoi argomenti risultavano più forti di quanto intendesse: le macchie solari e le maree.

    Nell'udienza del 30 aprile 1633, Galileo disse che, rileggendo il Dialogo, due argomenti, quello delle macchie solari e quello delle maree, si presentavano con più forza di quanta ne avrebbero dovuta avere in bocca a chi li riteneva non concludenti.

  3. 9:52anche a 9:57, 10:05, 10:35

    Non bastò. La decisione venne dal papa in persona.

    Il 16 giugno 1633 il papa in persona decise l'esito: Galileo doveva essere interrogato sulla sua intenzione, anche con la minaccia della tortura, costretto ad abiurare e incarcerato a discrezione del Sant'Uffizio, e gli si doveva vietare di trattare mai più del moto della Terra; il Dialogo doveva essere proibito.

  4. Non fu dichiarato eretico, ma un uomo fortemente sospetto di esserlo, e fu costretto ad abiurare quell'opinione.

    La prima dichiarazione pubblica della Chiesa che il copernicanesimo è un'eresia fu la condanna stessa di Galileo.

  5. 10:35anche a 10:42

    La sua prigione fu prima il palazzo dell'ambasciatore toscano a Roma, e da dicembre la sua villa fuori Firenze.

    Dal 1° dicembre 1633 Galileo ebbe il permesso di vivere nella sua villa vicino a Firenze, a condizione che vivesse in solitudine e non ricevesse nessuno con cui parlare.

  6. 10:42anche a 10:51

    Lì doveva vivere da solo e non ricevere nessuno con cui parlare. E ogni settimana doveva recitare i sette salmi penitenziali.

    Oltre al carcere ad arbitrio dell'Inquisizione, la sentenza impose a Galileo di recitare i sette salmi penitenziali una volta alla settimana; fu letta ad alta voce agli inquisitori e ai professori in tutta Italia e oltre.

  7. 10:58anche a 11:08

    Le parole famose, «eppur si muove», che avrebbe mormorato rialzandosi, compaiono a stampa per la prima volta nel 1761.

    La storia secondo cui Galileo avrebbe detto «Eppur si muove» è raccontata per la prima volta a stampa nel 1761, più di un secolo dopo il processo; che lo abbia mormorato davanti all'Inquisizione è una leggenda.

  8. 11:15anche a 11:22

    Nel suo convento ad Arcetri, sua figlia, suor Maria Celeste, riuscì a procurarsi una copia della sentenza.

    La figlia di Galileo, suor Maria Celeste, si procurò una copia della sentenza e si assunse lei stessa la recita settimanale dei salmi penitenziali, per risparmiargliela.

  9. Pochi mesi dopo che lui era tornato a casa, nell'aprile 1634, lei morì. Aveva 33 anni.

    Maria Celeste morì il 2 aprile 1634, a 33 anni, pochi mesi dopo il ritorno del padre a casa, ad Arcetri.

11:37Arcetri

  1. 11:37anche a 12:14

    Con il cielo proibito, tornò a ciò che studiava fin dalla giovinezza: come si muovono le cose, e come cadono.

    Con l'astronomia ormai preclusa dopo il processo, Galileo tornò ai suoi precedenti studi sul moto e pubblicò le Due nuove scienze nel 1638.

  2. 11:45anche a 11:57

    Fece rotolare una palla di bronzo giù per una lunga scanalatura levigata, per 100 volte. Misurava il tempo di ogni discesa facendo gocciolare acqua in un bicchiere, e pesandola.

    Nelle Due nuove scienze Galileo descrive di aver fatto rotolare una palla di bronzo lungo una scanalatura levigata e rivestita di pergamena, incavata in un'asse lunga circa 12 braccia, per ben cento volte, trovando che gli spazi percorsi stanno come i quadrati dei tempi.

  3. Fece rotolare una palla di bronzo giù per una lunga scanalatura levigata, per 100 volte. Misurava il tempo di ogni discesa facendo gocciolare acqua in un bicchiere, e pesandola.

    Misurava i tempi delle discese con l'acqua: un sottile zampillo, che usciva da un grande vaso posto in alto, veniva raccolto in un bicchiere durante ogni discesa e pesato con una bilancia precisa.

  4. Il libro, Due nuove scienze, non dice nulla del cielo. Dovette comunque essere fatto uscire di nascosto dall'Italia, e fu stampato in Olanda nel 1638.

    L'ultimo libro di Galileo, le Due nuove scienze, non dice nulla di cosmologia, eppure il manoscritto dovette essere fatto uscire di nascosto dall'Italia; gli Elzevier lo stamparono in Olanda nel 1638.

  5. 12:17anche a 12:21, 12:42

    Alla fine del 1637 era completamente cieco.

    Nel dicembre 1637 Galileo era ormai completamente cieco. «Questo cielo, questa terra, questo universo», scrisse, che le sue osservazioni avevano ingrandito mille volte, si erano ristretti per lui allo spazio occupato dal suo corpo. L'inquisitore di Firenze riferì a Roma che era completamente cieco e più con la testa nella fossa che con la mente alla matematica.

  6. Rifiutò perfino i doni degli olandesi, inviati per il suo metodo per trovare la longitudine in mare: l'inquisitore lo aveva diffidato.

    Nel 1638 gli Stati d'Olanda inviarono a Galileo lettere e doni riguardo al suo metodo per trovare la longitudine in mare; dietro ammonimento dell'inquisitore, egli rifiutò di accettare sia le lettere sia i doni.

  7. Uno era un giovane inglese, John Milton. Anni dopo scrisse di aver trovato il famoso Galileo invecchiato, prigioniero dell'Inquisizione.

    Il giovane John Milton fece visita a Galileo, «invecchiato, prigioniero dell'Inquisizione», e lo scrisse nell'Areopagitica (1644), la sua argomentazione contro la censura.

13:22Nessuna tomba

  1. A Roma, uno studioso scrisse che la perdita non era soltanto di Firenze, ma del mondo intero.

    Dieci giorni dopo la sua morte, uno studioso a Roma scrisse che la perdita riguardava «non solo Firenze, ma il mondo intero», e che ora, venuta meno l'invidia, si sarebbe cominciata a conoscere l'altezza del suo ingegno.

  2. 13:47anche a 13:53, 14:02

    La risposta venne da Urbano, il vecchio amico che lo aveva giudicato, attraverso l'ambasciatore toscano.

    Il 25 gennaio 1642 papa Urbano VIII, il vecchio amico di Galileo, disse all'ambasciatore toscano che una tomba non sarebbe stata di esempio al mondo, poiché Galileo era comparso davanti al Sant'Uffizio per un'opinione «tanto falsa e tanto erronea» e aveva dato alla cristianità «uno scandalo tanto universale».

  3. 14:16anche a 14:25

    Lo stesso giorno, il nipote del papa scrisse all'inquisitore di Firenze. Niente mausolei, scrisse, per un uomo morto mentre stava ancora scontando la penitenza.

    Lo stesso giorno il cardinale Francesco Barberini, per decisione del papa, incaricò l'inquisitore di Firenze di far sapere al granduca che non era bene costruire mausolei a un uomo penitenziato dall'Inquisizione e morto mentre era ancora sotto penitenza; in caso contrario, di fare in modo che nulla nell'epitaffio o nell'orazione funebre offendesse il Sant'Uffizio.

14:45Novantacinque anni

  1. Circa 30 anni dopo la sepoltura, un frate dipinse un omaggio in latino sulla parete sopra il sepolcro.

    Circa trent'anni dopo la sepoltura, un frate di Santa Croce, padre Gabriele Pierozzi, dipinse un elogio in latino sulla parete sopra il luogo dove giaceva il corpo di Galileo.

  2. Nel 1693 Viviani collocò un busto in bronzo di Galileo sulla facciata della propria casa, tra grandi cartigli di marmo colmi di lodi.

    Nel 1693 Viviani eresse il primo monumento pubblico a Galileo: un busto in bronzo sulla facciata della propria casa a Firenze, tra cartigli di marmo incisi con lunghi elogi del suo maestro.

  3. 15:27anche a 15:35

    Quando morì, nel 1703, lasciò i suoi beni a una condizione: una tomba per Galileo, non appena fosse permesso.

    Viviani morì nel 1703 e fu sepolto accanto a Galileo nella stanzina, dopo aver lasciato i suoi beni al nipote a condizione che si costruisse un monumento a Galileo non appena fosse permesso.

  4. 15:40anche a 15:45, 15:55

    Negli anni '30 del Settecento, l'inquisitore di Firenze scrisse a Roma.

    Nel giugno 1734 l'inquisitore di Firenze chiese a Roma se esistesse un ordine che vietasse una «sontuosa tomba di marmo e bronzo» per Galileo, «già condannato per i suoi notori errori». Il 16 giugno i cardinali risposero: non impeditelo, ma mandateci prima l'iscrizione.

  5. 16:00anche a 16:40

    I documenti non danno ragione del cambiamento. Il museo che conserva il suo dito vede nella tomba l'ultimo granduca Medici che tiene testa alla Chiesa.

    La tomba fu costruita proprio alla fine della dinastia medicea; il Museo Galileo vi vede l'ultimo granduca, Gian Gastone, che afferma l'indipendenza dello Stato dalla Chiesa.

  6. 16:23Controversoanche a 20:35

    Dentro c'erano tre corpi: Galileo, Viviani e una donna, ritenuta sua figlia, Maria Celeste.

    Quando il vecchio sepolcro fu aperto nel 1737, vi si trovò un terzo corpo, di donna, che fu portato nella nuova tomba con Galileo e Viviani; si ritiene che si tratti di sua figlia, Maria Celeste.

  7. Tutti e tre furono portati nella nuova tomba. Si trova di fronte a quella di Michelangelo, dove Firenze aveva parlato di collocarlo 95 anni prima.

    La tomba del 1737 si trova di fronte a quella di Michelangelo, dove nel 1642 Firenze aveva parlato di collocarla.

    Ricavato da altre affermazioni: 1642: «dirimpetto a quello di Michelangelo» (il nunzio); 1737: «di fronte a quello di Michelangelo» (IYA, che riporta quanto dice il museo)

  8. 17:16anche a 20:14

    Un anatomista prese una vertebra. Anche un dente fu portato via.

    La vertebra, prelevata dall'anatomista Antonio Cocchi, passò per diverse mani e fu donata all'Università di Padova nel 1823.

17:41Il lungo ritorno

  1. Prima un astronomo inglese, James Bradley, notò che la luce delle stelle ci raggiunge leggermente inclinata. Scende obliqua come la pioggia quando ci corri dentro, perché la Terra è in movimento.

    James Bradley, cercando di misurare lo spostamento delle stelle che l'orbita terrestre avrebbe dovuto causare, trovò invece un diverso spostamento annuo, e nel 1728 lo spiegò come il moto della luce combinato con il moto della Terra nella sua orbita: l'aberrazione della luce, pubblicata all'inizio del 1729. Ogni precedente tentativo di vedere l'orbita della Terra nelle stelle era fallito.

  2. Prima un astronomo inglese, James Bradley, notò che la luce delle stelle ci raggiunge leggermente inclinata. Scende obliqua come la pioggia quando ci corri dentro, perché la Terra è in movimento.

    Le prove arrivarono molto dopo Galileo: l'aberrazione 87 anni dopo la sua morte, la parallasse di una stella 196 anni dopo, il pendolo di Foucault 209 anni dopo.

    Ricavato da altre affermazioni: 1729 − 1642 = 87; 1838 − 1642 = 196; 1851 − 1642 = 209

  3. Poi lo spostamento che Galileo aveva cercato senza mai vederlo, il minuscolo spostamento annuo di una stella, fu finalmente misurato. E il pendolo di Foucault mostrò la Terra che ruotava sotto di esso.

    Friedrich Bessel compì la prima misura sicura della parallasse di una stella, lo spostamento che Copernico aveva previsto: per 61 Cygni, annunciata alla fine del 1838, circa un terzo di secondo d'arco.

  4. Poi lo spostamento che Galileo aveva cercato senza mai vederlo, il minuscolo spostamento annuo di una stella, fu finalmente misurato. E il pendolo di Foucault mostrò la Terra che ruotava sotto di esso.

    Il 3 febbraio 1851 la nota di Léon Foucault all'Accademia di Parigi mostrò la rotazione della Terra con un pendolo: il suo piano di oscillazione ruota lentamente da est a ovest, «un segno visibile del moto diurno del globo».

  5. La Chiesa cambiò idea più lentamente. Il suo Dialogo fu ristampato più di un secolo dopo il processo, ma solo preceduto dalla sua sentenza e dalla sua abiura.

    Nel 1744 il Dialogo fu ristampato, con il permesso della Chiesa, in un'edizione padovana delle opere di Galileo, ma solo preceduto dalla sua sentenza e dalla sua abiura e da una prefazione secondo cui il moto della Terra era un'ipotesi matematica.

  6. Pochi anni dopo, cadde il divieto generale sui libri che insegnavano che la Terra si muove.

    Nel 1757 papa Benedetto XIV acconsentì a far cadere il divieto generale del 1616 su tutti i libri che insegnavano che il Sole sta fermo e la Terra si muove; il Dialogo di Galileo e il libro di Copernico rimasero nell'Indice.

  7. Eppure un canonico a Roma dovette ancora fare ricorso prima di poter insegnare il moto della Terra come un fatto.

    Nel 1820 il censore a Roma rifiutò di autorizzare un manuale di astronomia del canonico Giuseppe Settele, a meno che non trattasse il moto della Terra come una semplice ipotesi; in seguito al ricorso, il Sant'Uffizio gli permise di insegnarlo come un fatto accertato, e nel 1822 autorizzò in generale libri di quel tipo.

  8. Solo dopo quasi due secoli il Dialogo uscì dall'elenco dei libri proibiti.

    Solo nell'Indice del 1835 il Dialogo di Galileo e il libro di Copernico furono finalmente tolti dall'elenco dei libri proibiti.

  9. Papa Giovanni Paolo II rispose 350 anni dopo la morte di Galileo, chiudendo una commissione che aveva istituito anni prima.

    Nel 1979 Giovanni Paolo II chiese a teologi, scienziati e storici di riesaminare il caso Galileo; il 3 luglio 1981 fu istituita una commissione, che presentò le sue conclusioni il 31 ottobre 1992, nel 350° anno dalla morte di Galileo.

  10. 18:50In verifica

    Non graziò Galileo, e non riaprì il processo.

    Il discorso del 1992 non annullò la sentenza del 1633 né dichiarò Galileo graziato; i giornali lo riportarono come la Chiesa che «ammette che Galileo aveva ragione», o come delle scuse.

  11. La maggior parte dei teologi dei tempi di Galileo, disse, aveva confuso la Scrittura con la propria lettura di essa, e trasferito una questione scientifica nel campo della fede.

    Nel discorso del 1992 Giovanni Paolo II disse che la maggior parte dei teologi dei tempi di Galileo non seppe distinguere la Scrittura dalla sua interpretazione, e trasferì così indebitamente nel campo della fede una questione di fatto scientifico.

  12. Rimproverò anche Galileo, per aver rifiutato di trattare il sistema di Copernico come un'ipotesi non dimostrata.

    Lo stesso discorso rimproverò anche Galileo: come la maggior parte dei suoi avversari, non distinse la scienza dalla filosofia naturale, e rifiutò di presentare il sistema di Copernico come un'ipotesi finché non fosse confermato da prove irrefutabili.

  13. La vicenda, disse, era diventata un mito. Il tragico malinteso apparteneva ormai al passato.

    Il discorso definì il caso Galileo un «mito» fin dall'Illuminismo, simbolo del presunto rifiuto della scienza da parte della Chiesa, e disse che il «tragico malinteso reciproco» apparteneva ormai al passato.

19:27Le lune che scoprì

  1. 19:27anche a 19:33

    Secoli dopo, una sonda chiamata Galileo lasciò la Terra a bordo dello shuttle Atlantis.

    La sonda Galileo della NASA, chiamata così in onore dell'uomo che nel 1610 scoprì le lune maggiori di Giove, fu lanciata dallo shuttle Atlantis il 18 ottobre 1989, sorvolò Venere nel febbraio 1990 ed entrò in orbita attorno a Giove nel dicembre 1995.

  2. 19:33anche a 19:42

    Lungo il viaggio sorvolò Venere, il pianeta di cui lui aveva visto le fasi. Poi trascorse otto anni tra le lune che lui aveva scoperto.

    La sonda compì 35 incontri ravvicinati con le lune maggiori di Giove, undici dei quali con Europa, e trovò elementi indicanti che Europa ha un oceano salato sotto il ghiaccio.

  3. 19:47anche a 19:58

    Quando il carburante era quasi finito, fu fatta precipitare di proposito dentro Giove. Così non avrebbe mai potuto schiantarsi su Europa e contaminare l'oceano che forse nasconde.

    Il 21 settembre 2003, con il carburante quasi esaurito, la sonda Galileo fu fatta precipitare deliberatamente dentro Giove, perché non potesse mai schiantarsi su Europa, la luna che, come aveva scoperto, poteva ospitare un oceano.

    • NASA / Jet Propulsion Laboratory (September 2003), Galileo End of Mission (press kit), text lines 53–56The spacecraft has been purposely put on a collision course with Jupiter to eliminate any chance of an unwanted impact between the spacecraft and Jupiter’s moon Europa, which Galileo discovered is likely to have a subsurface ocean
    • NASA Science, Galileo (mission page), mission overviewWhen the spacecraft plunged into Jupiter's crushing atmosphere on Sept. 21, 2003, it was being deliberately destroyed to protect one of its own discoveries—a possible ocean beneath the icy crust of the moon Europa
  4. Il dito medio, quello nella teca, passò a un bibliotecario e alla Biblioteca Laurenziana. Poi finì nella Tribuna di Galileo, e infine al museo.

    Il dito di Gori passò al bibliotecario Angelo Maria Bandini e fu esposto per anni nella Biblioteca Laurenziana; nel 1841 fu trasferito nella nuova Tribuna di Galileo, e nel 1927 nel museo che oggi è il Museo Galileo.

  5. 20:14anche a 20:21, 20:31

    La vertebra andò a Padova. Le due dita del canonico e il dente scomparvero all'inizio del Novecento.

    Le due dita di Capponi e il dente rimasero tra i discendenti della sua famiglia fino al 1905, poi scomparvero; nel 2009 ricomparvero a un'asta, in un vasetto di vetro settecentesco dentro una cassetta di legno ottocentesca sormontata da un busto di Galileo. Un collezionista acquistò il lotto e ne ricostruì la provenienza, e gli esperti del museo di Firenze confermarono l'autenticità delle reliquie.

  6. Da allora le dita e il dente sono di nuovo riuniti, in una sala del Museo Galileo, accanto ai suoi cannocchiali.

    Dal 2010, quando il museo ha riaperto con il nome di Museo Galileo, tutte e tre le dita e il dente sono esposti insieme, nella stessa sala dei suoi cannocchiali.

Fonti

Fonti primarie

Studi

Opere di consultazione

Rassegne

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